Il racconto di Lidia: dalla violenza subita al percorso con Casa Mia

Il racconto di Lidia: dalla violenza subita al percorso con Casa Mia

“Ogni storia che accompagniamo all’interno di Casa Mia è diversa, ma alcune raccontano con particolare chiarezza quanto siano importanti il tempo, il sostegno e le opportunità necessari per ricostruire la propria autonomia. Quella di Lidia, 37 anni, è una di queste storie. Arrivata in Italia dalla Moldavia per costruirsi un futuro, si è trovata ad affrontare una situazione familiare complessa che l’ha portata, insieme ai suoi due figli, a intraprendere un percorso di protezione e accoglienza. Quando è entrata nel progetto Casa Mia aveva alle spalle anni difficili e davanti a sé una sfida impegnativa: ricostruire una vita serena per sé e per i suoi bambini. Ritrovare stabilità, conquistare l’autonomia e tornare a immaginare il futuro erano le sfide che l’attendevano. Oggi Lidia vive nella sua nuova casa, gestisce in autonomia la propria famiglia e continua a guardare avanti con fiducia. La sua testimonianza racconta come, grazie a un percorso condiviso e a un sostegno costante, sia possibile trasformare una situazione di fragilità in un progetto di vita autonomo e stabile.”

Ecco il suo racconto.
(Paola Vaiano, coordinatrice del servizio CASA MIA).

LIDIA, Come sei arrivata al servizio casa mia?

Prima di entrare in Casa Mia sono stata ospite per quasi due anni in una struttura di pronto intervento per mamme con bambini. Ci sono arrivata dopo aver denunciato il padre dei miei figli. La nostra è stata una storia molto difficile: era una persona profondamente segnata dal proprio passato e diventava violento quando era ubriaco.

La comunità è stata un’esperienza dura. Vivere a lungo in una situazione di isolamento con due bambini piccoli ha significato affrontare momenti di grande fatica e solitudine.

Terminato quel percorso, i Servizi Sociali mi hanno indirizzata a Casa Mia. Grazie a questo progetto ho potuto entrare in un alloggio e iniziare una nuova fase della mia vita.

Com’è stato ricominciare?

Riprendere la normalità dopo due anni trascorsi in comunità non è stato semplice. Anche le cose più quotidiane mi sembravano ostacoli enormi. Poco alla volta, però, sono riuscita a riprendere in mano la mia vita. I bambini hanno continuato a frequentare regolarmente la scuola, mentre io ho cercato di cogliere ogni opportunità per costruire il nostro futuro. Ho frequentato corsi di formazione e svolto un tirocinio di sei mesi, impegnandomi per migliorare la mia situazione lavorativa.

Ho sempre lavorato come colf e badante, ma mi piacerebbe valorizzare la mia laurea e trovare un impiego nell’ambito delle risorse umane. A dicembre mi è stato assegnato un alloggio ALER e pochi mesi dopo ho firmato il contratto della mia nuova casa. Per me è stato un passo decisivo verso la vera autonomia.

CHE RUOLO HA AVUTO CASA MIA NEL TUO PERCORSO?

Le operatrici di Casa Mia sono state una presenza fondamentale. Mi hanno sostenuta ogni giorno, sia dal punto di vista pratico che umano. Sapere di poter contare su qualcuno nei momenti più difficili ha fatto davvero la differenza.

QUAL È STATA LA DIFFICOLTÀ PIÙ GRANDE CHE HAI DOVUTO AFFRONTARE?

La sfida più grande riguarda mio figlio maggiore, che ha un disturbo oppositivo provocatorio.

Dopo la separazione dal padre e l’uscita di casa, le sue fragilità si sono manifestate in modo più evidente. Oggi, grazie a un percorso psicologico per lui e al parent training che seguo come mamma, stiamo imparando insieme a gestire queste difficoltà. Non è sempre facile, ma continuiamo a fare passi avanti.

Come vedi il tuo futuro?

Oggi sono concentrata sui miei figli e sul costruire un futuro più stabile per noi. In Moldavia mi sono laureata in Scienze Sociali e mi piacerebbe trovare un impiego come segretaria o in un servizio a contatto con il pubblico. Per molto tempo ho creduto che il mio amore potesse bastare per cambiare mio marito. Con il tempo ho capito che nessuno può essere aiutato se non desidera esserlo. È stata una lezione importante, anche se dolorosa.

Nonostante tutto, oggi siamo riusciti a ricostruire un rapporto civile per il bene dei bambini. Anche questa, per me, è una conquista.

NEI MOMENTI PIÙ DIFFICILI, COSA TI HA FATTO ANDARE AVANTI?

I miei figli. Quando sono entrata in comunità ho capito che, per proteggere loro, dovevo prima di tutto proteggere me stessa. Durante quel periodo ho visto da vicino situazioni molto difficili.

Questo mi ha fatto capire ancora di più quanto fosse importante non arrendermi. Nei momenti peggiori ho trovato dentro di me una forza che non pensavo di avere. Il senso di responsabilità verso i miei bambini mi ha spinta avanti ogni giorno.

DI COSA SEI PIÙ ORGOGLIOSA OGGI?

Oggi sono orgogliosa del percorso che abbiamo fatto insieme. Abbiamo trovato il nostro
equilibrio. I miei figli sono sereni, si aiutano a vicenda e stanno crescendo con i valori dell’impegno, del rispetto e della condivisione.

“La nostra più grande conquista è aver costruito una vita serena e poter guardare al futuro con fiducia. Oggi non so cosa mi riserverà il futuro, ma per la prima volta dopo tanti anni lo guardo con speranza.”